I bambini e gli adolescenti che vivono nel nostro Paese sono oltre 10 milioni, e di questi circa il 10% sono nati da genitori non italiani. Nella scuola, la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è in crescita: nell’anno scolastico 2001/2002 erano 196 mila, attualmente il loro numero è giunto ad oltre 814 mila. Dei ragazzi intervistati in questa indagine circa l’80% pratica sport fuori dell’orario scolastico. Il gap nell’accesso allo sport è particolarmente ampio fra i ragazzi italiani e quelli con background migratorio: i primi sono caratterizzati da una elevata partecipazione (86%), che si abbassa tra i figli di coppie miste e raggiunge il minimo fra coloro che sono nati all’estero e sono giunti successivamente in Italia. Anche lo status economico e il genere è in relazione con la pratica sportiva: oltre la metà delle ragazze con background migratorio e di status basso non si dedica ad attività sportive al di fuori dell’orario extrascolastico.

IL NOSTRO IMPEGNO

L’attività sportiva, per definizione, è emblema di socialità, di inclusione e di rispetto. Purtroppo, però, tutti noi sappiamo che non è sempre così. E’ infatti in continua crescita il numero di episodi di intolleranza nello sport, ad ogni livello. I numeri ci raccontano quanto il razzismo stia permeando anche le aree più nobili del vivere in comunità. Dai campetti degli oratori ai grandi stadi, da episodi di bullismo psicologico fino a violenze vere e proprie, sia tra i bambini che tra gli adulti, le attività sportive di ogni genere sono funestate da dalla piaga del razzismo. Lo scopo di questo questionario è capire come questi episodi prendono corpo e quali sono le reazioni di chi da questi episodi è colpito in prima persona e di chi invece assiste da spettatore. I risultati del nostro questionario fungeranno da base per iniziare una campagna attiva nelle società sportive, nelle scuole e nei luoghi di aggregazione per debellare la piaga del razzismo nello sport.